chiara cotro arte

Chiara Coltro Arte

Il Simposio delle Arti

Il Simposio delle Arti

“simposio”, definito come “La seconda parte del banchetto presso gli antichi Greci e Romani, […]

cantavano carmi conviviali, recitavano poesie, assistevano a trattenimenti vari e conversavano". È da qui che parte l'idea di base dell'esposizione, un'unione conviviale delle arti catapultata nel mondo contemporaneo. È questa l'idea che da il via a una riunione delle arti che richiama a sé artisti, poeti, fotografi e musicisti come punto di inizio di un percorso che ha origine nel Ghetto di Padova negli anni '70.

Il contesto è creato con le fotografie di Maurizio Pavan.

Umberto Menin e Maurizia Manfredi sono il fulcro di tutte le relazioni che sino ad oggi continuano e portano avanti, come il maestro fa con i suoi discepoli, l'eredità artistica. In loro il rapporto con l'antico è sempre stato fondamentale ed è ben visibile nelle Metamorfosi di Manfredi e nella tecnica pittorica di Menin. La commistione di arte, vita, spettacolo, poesia, non è a loro estranea, quasi volessero seguire il principio wagneriano di "opera d'arte totale".

Il repertorio mitologico delle sculture dell'artista Manfredi nascono da legni reperiti sulle rive, così come Afrodite nacque dalla spuma del mare. Le sculture sono una rappresentazione e interpretazione delle "Metamorfosi" di Ovidio. L'artista che plasma le forme, fa riemergere da uno stato di assopimento rinchiuso nel legno i protagonisti di questo mondo onirico fatto di storie e miti.

L'antico è visto ed è riproposto in chiave originale dalla maestria tecnica di Umberto Menin nelle cui opere nasconde un velo d'acqua nella loro forma. Forme nell'acqua, per l'appunto, che mostrano il riflesso e il movimento del mare come dei frammenti di realtà, ma sotto i quali si intravede una lettura molto più profonda e intima, riflesso dell'artista stesso. La tecnica pittorica è sempre stata al centro della ricerca artistica di Menin, le cui radici affondano in una conoscenza del passato che permette di filtrare la realtà delle cose visibili in maniera personale. Questo percorso gli ha permesso di evolvere e di utilizzare nuovi processi, in particolare lo strappo del pigmento.

"simposio" è dunque un revival di personaggi che hanno animato, e animano tutt'ora, un'eredità artistica della città. I frutti di questo grande albero creativo sono rappresentati da Chiara Coltro e Nicoletta Furlan.

Entrambe presentano principalmente una pittura materica-informale, con eccezione di alcune opere figurative di Furlan. Tuttavia la loro arte è diametralmente opposta. Alla freschezza marina della Furlan si oppone il calore della terra della Coltro. Acqua e Terra.

La matericità che le accomuna è utilizzata in realtà con declinazioni differenti. La natura ne fa padrona e ne fa riflettere un'intima interiorità.

Per Furlan la consistenza materica è delicata, spesso rappresentata come spuma di un'onda che infrange le coste di un paesaggio; il colore tuttavia è pieno, riempie gli occhi di chi poggia lo sguardo sulla tela nella quale ci si immerge in sensazioni che l'artista vuole provocare. Nicoletta più che rappresentare qualcosa, ne fa intuire la propria e intima emozione. Questo accade anche nelle sue opere figurative nelle quali il corpo femminile appare come una trasposizione del suo essere.

Juta, sabbia e materia esprimono un paesaggio desertico dalle varianti di tonalità rosse/ marroni/grigie dei quadri di Chiara Coltro. Anche qui il colore si mostra in tutta la sua pienezza, ma è secondario rispetto alla sua fisicità. Ci si sofferma nei punti in cui l'artista riesce a darne un aspetto di concretezza che fa divenire le sue opere tattili al solo sguardo.

C'è un ulteriore filo conduttore che lega indissolubilmente gli artisti coinvolti, la poesia. In una maniera molto sottile e delicata essa attraversa tutte le opere che si esporranno negli spazi della Galleria Biosfera. È poetica la delicatezza acquea del maestro Menin; poetiche sono le sculture forgiate dal mare della Manfredi; così come poetiche sono i paesaggi introspettivi delle artiste Coltro e Furlan. Questo aspetto si fa concreto con le poesie di Marina Grigolon.

Ad accompagnare il simposio artistico sarà la musica del gruppo Calicanto, in perfetta armonia con il contesto del Ghetto di Padova degli anni '70. A tal proposito riporto le parole di Maurizia Manfredi: "La canzone dedicata ad ‘Antonia' dei Calicanto parla proprio di via dell'arco 24, delle nostre scale, della nostra Antonia, della nostra iniziazione nell'intrico delle esistenze in un mondo parallelo fatto non più di ebrei poveri, ma di altrettante creature che per i motivi più diversi trovavano in questo mondo un rifugio tra simili."

 

Martina Campese

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